Pubblicato uno studio sulla predizione del danno renale acuto
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Pubblicato uno studio sulla predizione del danno renale acuto
23 June 2026
Comunicato stampa

Ha collaborato alla ricerca, apparsa sulla più importante rivista scientifica al mondo dedicata alla terapia intensiva, anche l’Ospedale Maggiore di Lodi, con il contributo di Carmine Votta, medico che opera presso l’Anestesia e Rianimazione
Pubblicato, su una delle più accreditate riviste scientifiche, “Intensive Care Medicine Experimental”, uno studio che ha visto la partecipazione anche dell’Ospedale Maggiore di Lodi, con il contributo di Carmine Votta, medico che opera in Anestesia e Rianimazione, diretta da Gianluca Russo. Il magazine medico è parte integrante della pubblicazione “Intensive Care Medicine”, la principale a livello mondiale nell’ambito della terapia intensiva e della medicina critica.
L’articolo valida scientificamente l’utilizzo della piattaforma U-Care Renal Platform, sviluppata da una start-up di Torino per la predizione del danno renale acuto e utilizzata da circa tre anni anche presso la Terapia Intensiva dell’Ospedale Maggiore. All’interno della piattaforma, in particolare, è denominato AKIRA il modello basato sull’intelligenza artificiale per la predizione del danno renale acuto moderato e severo.
«L’insufficienza renale acuta – spiega Votta – è una delle complicanze più gravi nei pazienti ricoverati in terapia intensiva, con una incidenza che può superare il 40%. Questa condizione – aggiunge – non solo aumenta significativamente il rischio di mortalità ma comporta anche costi sanitari elevati».
A volte, in casi di estrema gravità, è necessario un trattamento di dialisi del paziente per stabilizzarne il quadro clinico e recuperarne la funzione renale. Altre volte il danno è irrecuperabile, con l’organo seriamente compromesso.
La piattaforma basata sull’intelligenza artificiale rafforza e aiuta, dunque, l’attività clinica dell’intensivista.
«Grazie alla nuova tecnologia – continua lo specialista dell’Ospedale di Lodi – si riesce a valutare una serie di parametri, elaborare i valori nel loro insieme, accertandone l‘eventuale alterazione, predire il peggioramento della situazione e anticipare le linee del trattamento e della gestione terapeutica del paziente».
Di più: «Questa capacità di previsione – osserva ancora Votta – consente a noi clinici di adottare strategie terapeutiche mirate e tempestive con l’obbiettivo di ridurre la progressione della malattia, migliorare la prognosi del paziente e abbattere i costi sanitari legati a trattamenti più invasivi come la dialisi».
L'algoritmo di intelligenza artificiale è stato addestrato prima su 4 grandi database, di cui uno nazionale e tre internazionali, su un campione di oltre 60.000 pazienti.
«A Lodi - racconta lo specialista ricercatore - abbiamo utilizzato il software, raccogliendo prospetticamente i dati di 110 pazienti che sono transitatati nella nostra Terapia Intensiva. Altrettanto è stato fatto in altri due centri di cui uno italiano (l’Ospedale Maria Vittoria di Torino) e uno spagnolo (il nosocomio Giovanni XXIII di Tarragona)».
La ricerca e l’elaborazione dei dati ha portato poi alla pubblicazione che ha avuto come razionale la validazione della capacità predittiva (con un anticipo fra le 14 e le 20 ore) di insufficienza renale acuta moderata.
«Questa pubblicazione - sottolineano il primario Russo e Votta - premia il lavoro, l'impegno che quotidianamente profondiamo nel cercare di portare avanti, parallelamente all'attività clinica, l'attività di ricerca in ambito anestesiologico e rianimatorio e ci motiva nel continuare su questa strada».
Il Direttore Generale dell’ASST, Guido Grignaffini, nel congratularsi per il traguardo e il risultato raggiunti ha richiamato il valore aggiunto per l’ASST rappresentato dall’attività di ricerca: «Non è poco per una Azienda – ha detto - a cui non sono conferite cliniche universitarie e che ciò nondimeno crede nella promozione della cultura e dell’indagine clinica».